La sfida della sicurezza: “Infortuni e morti, dati allarmanti. Fare rete per invertire il trend”

La sfida della sicurezza: “Infortuni e morti, dati allarmanti. Fare rete per invertire il trend”

Fare squadra per limitare al massimo gli infortuni sul lavoro – nella consapevolezza che non si potrà mai ambire allo zero e annullare quelli mortali. La tavola rotonda Sicurezza, Salute e Ambiente di Lavoro” organizzata da Filca Cisl Umbria e consulenti del lavoro di Perugia  presso Formedil ha messo insieme esperti del settore e sindacato fornisce una situazione complessa, in leggero miglioramento ma nel quale emergono alcuni aspetti chiave: la controtendenza del settore delle costruzioni, dove i dati sono invece ancora in aumento; la crescita delle malattie professionali e la sempre più forte incidenza delle cosiddette “near miss” o per dirla all’italiana, i mancati infortuni

I dati: numeri che fanno riflettere

Secondo i dati dell’Inail, le malattie professionali  in Umbria sono passate in 5 anni da 329 a 371 e colpiscono soprattutto il sistema muscolo scheletrico e poi il sistema nervoso. Le malattie mortali sono scese da 23 a 17, gli infortuni sono 41.000- dato anche questo in discesa e colpiscono soprattutto la fascia centrale dei lavoratori da 33-59 anni.

Se quindi un lato il monitoraggio più recente offre segnali incoraggianti sul fronte delle vittime, dall’altro emerge un trend estremamente preoccupante riguardante la salute dei lavoratori nel lungo periodo.

il vero punto critico del report è rappresentato dalle malattie professionali. In Umbria si assiste a una crescita che supera abbondantemente la media nazionale: nel quinquennio 2021-2025, le denunce di patologie legate al lavoro sono aumentate del 88,5% (passando da 2.308 a 4.350), contro il +78% della media italiana.

Per fermarsi al solo dato di Gennaio 2026, nel perugino si è registrato un ulteriore incremento del 12,7% rispetto allo stesso mese del 2025. La provincia di Terni incide per il 26% su questo dato regionale

Analisi del Quinquennio 2021-2025

Guardando alla prospettiva storica degli ultimi cinque anni, l’Umbria mostra dinamiche peculiari. Sul fronte infortuni, dopo il picco registrato nel 2022 (10.729 casi), il dato si è stabilizzato sopra le 10.000 unità annue, segnando un aumento del 13,5% rispetto al 2021. In diminuzione i casi mortali: -33% nel quinquennio (da 28 a 19, ma va anche considerato che nel 2021 si lavorava meno per via del Covid). Nonostante il calo, la media resta drammatica: nel 2025 si è verificata una morte sul lavoro ogni 20 giorni.

Il 2026 è cominciato – dato del mese di Gennaio – con zero vittime mentre sul fronte infortuni il dato è stabile: in Umbria sono state 735 le denunce (-1,2%) e di queste l’81 % è in provincia di Perugia (596). Terni fa segnare un lieve calo (6.7%)

Nel 2025 l’edilizia e le costruzioni fanno segnare il secondo dato più grande per infortuni denunciati, ben 722. Al primo posto c’è la manifattura (1.229).

I dati segnalano una situazione preoccupante, che non può essere ignorata come sottolinea il segretario generale Filca Cisl Umbria Emanuele Petrini: “Non ci può essere paura di andare a lavorare, non ci può essere rischio per la vita – spiega – Sono dati che non possiamo accettare nel 2026: chi lavora non può uscire di casa pensando che forse non può tornarvi perché rischia di morire perché non si è investito sulla sicurezza o sulla formazione e dunque salire su un ponteggio diventa un rischio. Da questo punto di vista noi della Filca Cisl Umbria abbiamo messo in campo tutta una serie di strumenti, prima fra tutte la patente a punti, da noi fortemente voluta e continuiamo a monitorare la situazione. Occorre però fare squadra, perché su questi temi serve il supporto delle istituzioni. I dati dell’Inail sono preoccupanti: abbiamo il dovere di lavorare insieme perché questi vengano drasticamente abbassati”

Sulla stessa linea, nella sua introduzione, anche Paolo Biscarini, presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro di Perugia: “I dati ci dicono che il problema è serio e non può essere ignorato- sottolinea – Bisogna fare rete, mettere insieme le idee e il contributo di tutti per affrontare al meglio il problema. L’obiettivo deve essere quello di raggiungere un livello di sicurezza nelle aziende tale che non diventi un fattore di rischio. L’edilizia purtroppo dà un contributo elevatissimo a questa statistica e quindi l’asticella va tenuta ancora più alta”

Gli interventi del convegno

Agli interventi è seguita una tavola rotonda moderata dal giornalista Giuseppe Castellini a cui hanno preso parte diversi esponenti del mondo produttivo e sindacale.

Moreno Spaccia, presidente della Cassa Edile di Perugia sottolinea: “L’ambiente di lavoro e la qualità del lavoro sono imprescindibili e sono legati al rispetto delle norme. Dove non c’è rispetto delle norme è tutto più pericoloso. Garantire le norme è il primo passo per assicurare la sicurezza del lavoratore. Il contratto collettivo nazionale stabilisce che il lavoratore è risorsa fondamentale. Per cui va tutelato, formato e protetto. Il dumping contrattuale va combattuto in tutte le forme perché potrebbe portare al venir meno di alcuni aspetti fondamentali. Questo è il primo vero rischio del settore, perché anche se è stato fatto tutto, non si può mai garantire la piena sicurezza se non si controlla questo aspetto”

A questo tema si aggancia Massimiliano Presciutti, presidente della Provincia di Perugia, che annuncia come i prossimi 50 milioni di Euro verranno appaltati non più al massimo ribasso ma all’offerta migliore per qualità. E punta l’indice sul sempre più forte skill mismatch: “Negli ultimi decenni abbiamo liceizzato tutto e adesso ci mancano figure professionali chiave per il settore e per le imprese, particolarmente in quello delle costruzioni”. Quindi focus su un altro aspetto chiave: “Quei pochi profili validi si spostano dove a loro è più conveniente e questo non possiamo più permettercelo. Sicurezza significa anche fare in modo che la formazione torni al centro: un paese normale investe nella formazione e fa in modo che questa venga sfruttata al suo interno”.

Paolo Gattini, dirigente della Regione Umbria, nel ricordare l’azione sulle buone pratiche per il lavoro in sicurezza svolto in sinergia con i due Formedil provinciali, che verrà proposto a livello nazionale ha sottolineato: “La sicurezza deve nascere nelle famiglie, consolidarsi nelle scuole e trovare supporto nelle istituzioni. Serve una filiera e lavoro di squadra”. Ma la formazione, come ha ricordato Gianluca Piras di Seteco, società di consulenza per corsi professionali “va fatta in entrata: un lavoratore che conosce gli strumenti a sua disposizione può utilizzarli e rivendicare meglio i suoi diritti”.

Tornando sui dati presentati, Gennaro Cancellaro dell’Inail mette in chiaro le azioni da fare: “Bisogna investire maggiormente in prevenzione e sicurezza e non sottovalutare i “near miss”: se l’infortunio si è solo sfiorato c’è comunque un problema e questo vuol dire che le cause  vanno esaminate con attenzione per individuare i correttivi. Le aziende che lo fanno possano ottenere uno sconto  sul premio dall’Inail. Serve però anche la collaborazione del lavoratore che se riscontra problemi deve denunciare”. In questo gioca un ruolo importante anche la patente a crediti, come ha ricordato Andrea Benedetti dell’ispettorato del lavoro di Perugia, uno strumento fondamentale che però a volte fa fatica a trovare piena applicazione, come per esempio nei cantieri di restaurazione. Secondo Benedetti tuttavia, è fondamentale investire sulla cultura della sicurezza: “Su questo stiamo lavorando con gli universitari, che sono più interessati al tema rispetto ai liceali – ricorda – ma è ancora più importante la formazione attiva cioè portare le persone nei cantieri, in modo che vedano coi loro occhi come funzionano e i rischi che si corrono”.

Giorgio Miscetti, medico del lavoro e a lungo nella Usl Umbria 1 ha posto invece alcuni focus su temi spesso sottovalutati quando si parla di malattie e lavoro: “La difesa della sicurezza sul lavoro dovrebbe essere imprescindibile ma non è così, è ancillare al momento sociale, economico e culturale. Se il mercato offre un servizio ad un prezzo basso, per competere devi proporlo ad un prezzo più basso, a scapito della sicurezza. Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro vogliono dire sostenibilità. Il numero degli infortuni è sceso fortemente, ma siamo arrivati ad un punto nel quale sembra essersi attestato, nonostante i progressi che sono statti fatti su questo fronte”. E ancora: “Un terzo degli infortuni si registrano a bordo dei mezzi, anche nei tragitti casa-lavoro”. Ma c’è un altro e forse più importante aspetto: “Le malattie professionali crescono, fra cui quelle oncologiche: queste presentano il conto dopo 30 anni. La persona in pensione che prende il cancro perché ha lavorato con l’amianto, non se lo vedrà mai risarcito perché non viene più considerato infortunio sul lavoro”

Salvatore Macri, dirigente del settore salute e prevenzione della Regione aggiunge: “La Regione potenzierà le ispezioni e sarà istituito un osservatorio epidemiologico regionale e un focus sull’amianto. Porteremo queste tematiche nelle scuole, nelle case di comunità, per l’identificazione dei fattori di rischio. Abbiamo creato tavoli tecnici su quattro aree: comunicazione, promozione salute nei luoghi di lavoro, formazione, contrattualistici. I datori di lavori devono però capire che la formazione non può essere solo un atto burocratico: bisogna crederci perché questa salva la vita ai lavoratori”.

Gli  interventi Filca e Cisl

A chiudere, i tre interventi in casa Cisl e Filca. Giuliano Bicchieraro, segretario regionale Cisl Umbria e a lungo capo degli edili sottolinea: “Dobbiamo fare qualcosa in più anche se i numeri dicono che la situazione è in miglioramento. Stiamo lavorando a due protocolli, regionale e comunale su sicurezza del lavoro e salvaguardia della salute, e quindi anche della legalità, perché dove c’è illegalità manca sicurezza. Bisogna mettere insieme gli attori presenti sui luoghi di lavoro- parzialmente si fa grazie agli enti bilaterali – per trovare un’intesa che trovi una soluzione al problema. L’applicazione dello strumento del cantiere complesso è fondamentale per l’individuazione e la gestione delle situazioni pericolose”. Gli fa eco il segretario generale Cisl Umbria Angelo Manzotti: “Parlare di sicurezza è uno sforzo da fare insieme, trasferendo la cultura della sicurezza alle nuove generazioni, ai millennials che nel giro di 4-5 anni prenderanno il posto di chi andrà in pensione. Parlare di sicurezza vuol dire parlare di produttività e quindi del problema economico grande che abbiamo, che è quello degli stipendi bassi. La Cisl da tempo propone la staffetta generazionale, anche per arginare la fuga dei giovani: questa non può prescindere dalla sicurezza”

Infine, Cristina Raghitta, della segreteria nazionale della Filca: “Bisogna investire fortemente cultura della sicurezza sul lavoro, sin dai ragazzi delle scuole, anche nei percorsi di affiancamento scuola lavoro”, sottolinea. Poi mette l’accento su alcuni punti chiave: “La formazione deve essere efficace: relegarla al sabato o alle ultime ore di lavoro le fa perdere effetto. Inoltre vanno esplorati anche temi sin qui poco considerati, ad esempio il rischio freddo, oltre al caldo, così come il cambiamento climatico. I punti aggiuntivi nella patente a crediti, per chi ha particolari condizioni positive nell’ambiente di lavoro, sono un modo per premiare chi fa le cose per bene e marginalizzare chi non rispetta le regole: questo va fatto capire, così come anche il fatto che il contratto edile è un contratto sicuro, perché tiene l’asticella del valore alta e fa fuori dal mercato chi fa offerte al massimo ribasso, risparmiando su salute e sicurezza e chi ignora le regole”. Fino all’ultimo aspetto, non così scontato: “Attenzione che l’esperienza non è garanzia di sicurezza, perché  l’abitudine a fare certe cose fa abbassare la guardia e quindi aumenta i rischi”.

A conclusione, l’annuncio: il 22 Aprile sarà inaugurato il Badge di Cantiere nella ricostruzione post sisma del Centro Italia: “Un progetto totalmente finanziato dalla bilateralità- conclude – a conferma del ruolo centrale di questi enti quando si parla di formazione, soprattutto nel nostro settore”.