Costruzioni a rischio contrazione con la fine del Pnrr: “Serve un piano a lungo termine”

Costruzioni a rischio contrazione con la fine del Pnrr: “Serve un piano a lungo termine”

L’edilizia e le costruzioni sono uno dei tradizionali motori dell’economia sia in Italia che in Umbria, e in questi anni ha potuto godere del traino prima del superbonus e poi del Pnrr.

Ora però che quest’ultimo si avvia a chiudere – a fine mese – si prospetta per l’Umbria nel 2027 un calo del 10% del valore aggiunto prodotto, per avviarsi verso una fase ancora più critica nel 2028. Per il 2026, la crescita prevista è ancora del del 3,7% dovuta principalmente alla ricostruzione post sisma e agli ultimi effetti dei fondi del Pnrr, ma che poi cambierà significativamente passando da una fase con tante risorse ad una con poche.

A disegnare lo scenario è la ricerca del Cresme, presentata nei giorni scorsi a Perugia. Il direttore del Cresme Ricerche, Lorenzo Bellicini, illustrando il report ha tracciato un quadro sull’impatto economico del settore: “Nel 2025 il valore della produzione delle costruzioni in Umbria ha sfiorato i 4,8 miliardi di euro. La manutenzione straordinaria residenziale, con 1,6 miliardi di euro, è risultata essere il principale mercato per il comparto che, tuttavia, ha ridotto le proprie attività del 35% nel biennio 2023/2025. A partire dal 2027, con gli incentivi per gli interventi di riqualificazione edilizia delle abitazioni che scenderanno dal 50% al 36% per le prime abitazioni (al 30% per le seconde case), avranno un ulteriore impatto negativo sia sul mercato che sull’emersione del lavoro nero”.

Per quanto riguarda gli investimenti in opere pubbliche, che per Bellicini “dal 2021 hanno svolto un ruolo molto importante capace di compensare la contrazione degli investimenti in riqualificazione”, nel 2025 hanno rappresentato il 34% del mercato delle costruzioni, contro il 27% del livello nazionale.   “Dal prossimo agosto – ha proseguito Bellicini – l’effetto del Pnrr, che ha inciso per il 70% sulla capacità di spesa dei Comuni in opere pubbliche, si ridurrà progressivamente, con un impatto che inciderà meno sulle infrastrutture strategiche e più sugli investimenti pubblici locali”.

Emanuele Petrini
Emanuele Petrini, segretario generale Filca Cisl Umbria


La posizione di Filca Cisl Umbria

Quali strade allora? Sicuramente la ricostruzione post sisma, sia quella 2016 in Valnerina che quella del 2023 nell’Alta Umbria: entrambi possono fungere da motore, così come l’inserimento della regione nella Zes.

In calo, invece, le prospettive per l’edilizia non residenziale privata, in particolare industriale e pubblica. Ed il clima internazionale e gli effetti della chiusura dello stretto di Hormuz, che potrebbe portare a ricadute pesanti per il settore

La proposta della Filca Cisl per ridare slancio al comparto è incentrata su quattro punti chiave il Piano casa recentemente varato dal Governo; la rigenerazione urbana; le infrastrutture; la lotta al dissesto idrogeologico

Tutti temi particolarmente forti anche in Umbria: “Bisogna agire in maniera preventiva, senza aspettare nuove devastazioni”, sottolinea il segretario Filca Cisl Umbria Emanuele Petrini.  “Il nostro patrimonio immobiliare è vecchio di oltre 50 anni e necessità di una messa in sicurezza. Così come i recenti eventi atmosferici che hanno colpito zone della regione, particolarmente le frane che hanno investito varie zone della regione, hanno confermato come sia assolutamente necessario un intervento di prevenzione che tuteli strade, infrastrutture, persone ed edifici”

Occorre poi un piano industriale di settore che anche in Umbria guardi lontano: “Serve un piano unico per le costruzioni – prosegue Petrini – occorre concentrare gli sforzi e investire sul lungo periodo per garantire gli interventi e continuare a sostenere il settore. Sono necessarie politiche industriali di settore serie e strutturate, con regole prevedibili definite almeno su un ciclo decennale. La politica del rischio deve essere condivisa fra soggetti pubblici, imprese e sistema finanziario, e una filiera della progettazione in cui le aziende e l’industria dei materiali operino in modo integrato, superando la logica dei compartimenti stagni. Inoltre bisogna continuare ad investire su formazione e sicurezza, elementi imprescindibili per la sostenibilità del comparto a lungo termine”