Lavoro femminile avanti (troppo) piano, Giulivi: “Cancellare dislivelli, edilizia grande opportunità”
È di queste ore il rapporto Aur sull’occupazione femminile in Umbria dal titolo “Le asimmetrie di genere nella società umbra. Donne e lavoro, un percorso ancora incompiuto”. Un dato che ovviamente non riguarda soltanto l’edilizia ma che fotografa una situazione generale in chiaroscuro. Se infatti l’occupazione femminile cresce, restano differenze nella qualità del lavoro, nelle retribuzioni, nelle possibilità di carriera e nella distribuzione delle responsabilità familiari e di cura.
I dati generali
La ricerca, realizzata nell’ambito della collaborazione tra la consigliera di parità della Regione Umbria e l’Agenzia Umbria Ricerche e presentata a Palazzo Donini, analizza la condizione delle donne nel mercato del lavoro, nell’imprenditoria, nelle istituzioni e nei ruoli decisionali.
Nel 2025 le occupate umbre sono salite a 172.300, con un incremento di 3.100 unità in un anno. Il tasso di occupazione femminile ha raggiunto il 63 per cento, ma le donne rappresentano ancora il 57,4 per cento delle persone disoccupate. Persistono inoltre differenze rilevanti nei redditi: nel 2024 quello medio annuo da lavoro delle donne umbre è stato pari a 20.721 euro, contro i 27.141 euro degli uomini. Per molte donne, la realtà è ancora quella di un lavoro part time o sottopagato: “Occorre redistribuire – ha sottolineato l’assessore regionale al welfare Simona Meloni- i carichi di cura e costruire politiche integrate tra lavoro, welfare, istruzione, famiglia e formazione. I dati del rapporto devono diventare strumenti di conoscenza e di cambiamento per le istituzioni, le imprese e le scuole”.
Il dato che emerge maggiormente però è che la pandemia abbia mostrato la fragilità di alcune conquiste e abbia costretto molte lavoratrici a scegliere tra occupazione e responsabilità familiari. Dunque, la strada verso una vera parità è ancora lontana: l’autonomia economica delle donne è condizione essenziale per la libertà personale e per uscire da situazioni di violenza o dipendenza e per questo occorre rinforzare ancora di più queste politiche.
Come ha spiegato la consigliera di parità della Regione Rosita Garzi: “Le asimmetrie di genere non possono essere affrontate con una sola politica settoriale. Occorre unire pari opportunità, lavoro, natalità, carichi di cura, organizzazione dei tempi, politiche sociali, imprese e sistema formativo”.

Il commento di Catia Giulivi
Duro anche il commento di Catia Giulivi, segretaria regionale della Filca Umbria: “Ogni dato sull’occupazione femminile racconta una storia di diritti conquistati, ma anche di opportunità ancora negate. Dietro alle percentuali ci sono donne che ogni giorno conciliano lavoro, famiglia e responsabilità di cura, spesso affrontando ostacoli che continuano a limitarne il percorso professionale. Per questo i numeri del rapporto Aur non devono essere letti come un semplice esercizio statistico, ma come uno strumento per comprendere quanto lavoro ci sia ancora da fare affinché la parità diventi una realtà concreta e non soltanto un principio sancito dalla legge. I segnali di crescita dell’occupazione femminile sono certamente positivi, ma non possono farci abbassare la guardia. Finché persisteranno differenze salariali, minori opportunità di carriera e una distribuzione diseguale dei carichi familiari, non potremo parlare di un mercato del lavoro realmente equo e inclusivo”.
L’edilizia come opportunità
Dal punto di vista della Filca, il dato che appare più interessante è però quello che evidenzia come in Umbria le donne siano presenti soprattutto nei settori di turismo, artigianato, agricoltura e servizi. Di fronte a questo quadro, l’edilizia non può che presentarsi come una grande opportunità di sviluppo: “Il nostro settore sta cambiando – sottolinea Giulivi– L’edilizia non è più un ambito esclusivamente maschile: oggi offre opportunità professionali sempre più diversificate, dall’utilizzo delle nuove tecnologie alla gestione del cantiere, dalla sicurezza all’efficientamento energetico, fino ai lavori di finitura e restauro, nei quali le competenze femminili rappresentano un valore aggiunto.
Come Filca Cisl Umbria crediamo che abbattere gli stereotipi sia fondamentale e che il lavoro debba essere uno strumento di autonomia, dignità e inclusione. In questa direzione va anche il progetto che stiamo portando avanti all’interno del carcere femminile, dove alcune detenute stanno acquisendo competenze legate al settore edile, offrendo loro una concreta opportunità di reinserimento sociale e lavorativo. È la dimostrazione che l’edilizia può essere anche uno strumento di riscatto e di costruzione di un nuovo futuro.
Promuovere l’occupazione femminile significa rendere più forte l’intero sistema produttivo e costruire una società più giusta. Come Filca Cisl Umbria continueremo a lavorare affinché sempre più donne possano trovare nell’edilizia un settore capace di valorizzarne talento, professionalità e competenze, perché l’uguaglianza non è solo un diritto: è una leva di crescita per tutta la società”