La proposta della Filca Cisl: ponte sanitario per gli edili neo pensionati
Garantire ai lavoratori edili che accedono alla pensione, e che possono vantare almeno 20 anni di anzianità contributiva nel sistema bilaterale, la possibilità di continuare a beneficiare per ulteriori 5 anni di un pacchetto di prestazioni sanitarie, assistenziali e di prevenzione attraverso il fondo di assistenza sanitaria integrativa Sanedil, costituito nel 2018 dalle parti sociali più rappresentative del settore edile.
È la proposta lanciata dal segretario generale della Filca-Cisl nazionale, Ottavio De Luca dalle pagine del quotidiano Avvenire.
“Dopo una vita trascorsa nei cantieri – spiega il numero uno degli edili -il giorno della pensione non può diventare il giorno in cui un lavoratore smette di essere parte della comunità che ha contribuito a costruire. Da questa convinzione nasce una proposta che vogliamo portare al confronto nel sistema bilaterale delle costruzioni: garantire ai neopensionati dell’edilizia altri 5 anni di copertura sanitaria, grazie alle prestazioni di Sanedil. L’unica condizione è che abbiano almeno 20 di anzianità contributiva nel sistema bilaterale”.
Fondamentale anche per l’Umbria
Emanuele Petrini, segretario della Filca Umbria, aggiunge: “Il nostro comparto ha caratteristiche che non possiamo ignorare: molti di coloro che arrivano alla pensione lo fanno dopo una vita professionale caratterizzata da attività pesanti, esposizione agli agenti atmosferici, movimentazione dei carichi, posture faticose e ritmi di lavoro impegnativi. Proprio quando termina la vita lavorativa e aumenta fisiologicamente il bisogno di prevenzione e assistenza sanitaria, sarebbe contraddittorio interrompere completamente il rapporto con quel sistema di welfare che il lavoratore stesso ha contribuito a sostenere per tanti anni. Ciò vale ancora di più in una regione come l’Umbria che paga un conto salato anche all’aumento delle malattie professionali. Molte di queste si manifestano proprio una volta andati in pensione. Per questo la costruzione di un ponte sanitario che accompagni il lavoratore nei primi cinque anni di pensione è importate e riconosce riconoscere il valore della continuità contributiva, della fedeltà al settore e della solidarietà che rappresenta uno dei fondamenti della bilateralità delle costruzioni”
Uno studio su come renderla sostenibile
La proposta va ovviamente resa sostenibile e per questo Filca sta lavorando con un team ad hoc: “Noi – spiega il numero uno della Filca – pensiamo a una bilateralità che non consideri la persona soltanto quando produce e lavora. Pensiamo a un sistema che sappia riconoscere una storia professionale, il contributo dato per decenni al settore e il valore sociale del lavoro. Le costruzioni italiane hanno costruito negli anni uno dei sistemi bilaterali più importanti e articolati del nostro Paese. Oggi possiamo compiere un ulteriore salto di qualità e trasformare sempre di più il welfare contrattuale in un welfare della persona. La bilateralità deve avere memoria. Chi ha contribuito per almeno un ventennio a costruire il nostro sistema non può diventare invisibile il giorno dopo essere andato in pensione. È questa la sfida che vogliamo lanciare alle parti sociali e a tutto il sistema delle costruzioni: costruire un nuovo patto tra generazioni, nel quale chi lavora oggi sa che la comunità alla quale contribuisce non lo abbandonerà domani. Perché un grande sistema di welfare non si misura soltanto da quanto riesce a dare durante gli anni di lavoro, ma anche dalla capacità di ricordarsi delle persone quando il lavoro finisce”