Petrini a CorriereMag: “Le nuove norme sono un valore aggiunto e non un problema”
I primi bilanci ci sono, e sono positivi. A un anno dalla sua introduzione, la patente a punti nei cantieri edili comincia a dare i suoi frutti, anche se la strada da percorrere è ancora lunga. Ne è convinto Emanuele Petrini, segretario generale di Filca Cisl Umbria, che ha fatto il punto della situazione con CorriereMag, il magazine del Corriere dell’Umbria, affrontando anche il tema del badge di cantiere e, più in generale, della sicurezza sul lavoro in una regione che nel 2024 ha registrato oltre 6.200 denunce di infortunio.
Gli ultimi dati disponibili, relativi al 2025, parlano di circa 500.000 certificazioni rilasciate, con altre 400 mila posizioni ancora da regolarizzare. Una decina le aziende sanzionate per inadempienze specifiche, in attesa di un bilancio complessivo sull’anno trascorso. Sul fronte della prevenzione, nel 2025 le ispezioni tecniche sono salite da 50.000 a quasi 52.000.
«Non possono farlo tutti»
«Stiamo facendo i primi bilanci e possiamo dire che sono sicuramente positivi», afferma Petrini. «Purtroppo il settore delle costruzioni è stato troppo spesso visto come quello in cui non si lavorava in regola. Dobbiamo andare oltre, con percorsi e visioni diverse rispetto agli approcci degli anni passati».
Per il il leader degli edili Cisl Umbria non basta più la semplice iscrizione alla Camera di Commercio per aprire un’impresa edile: occorre una formazione preliminare certificata. «Allestire un cantiere è un lavoro di elevata qualificazione», sottolinea. «Non possono farlo tutti. La formazione deve essere trasversale: dai titolari ai dipendenti ai responsabili per la sicurezza, ognuno per il proprio ruolo deve fare la sua parte, prima e durante la vita di un’azienda».
Il badge di cantiere: non un peso, ma una tutela
Sul badge di cantiere, strumento che a volte viene percepito come l’ennesimo onere burocratico a carico delle imprese, Petrini ribalta la prospettiva. «La burocrazia deve essere vista come un valore aggiunto e non un problema. Anche il badge di cantiere, se lo guardi dall’esterno, potrebbe sembrare un’altra procedura. In realtà è uno strumento a tutela di tutti, sia di una ditta che dei suoi lavoratori». E aggiunge: «Non dimentichiamolo: la vera ricchezza di un’azienda sono i lavoratori. Se uno sta bene, lavora in sicurezza, è tutelato, lavora meglio e con la giusta velocità, a vantaggio stesso di chi gli paga lo stipendio. Invece capita ancora troppo spesso che si vada di fretta, ed è lì che succedono i problemi».
L’Umbria, fotografia preoccupante
I numeri regionali impongono riflessioni serie. Nel 2024, secondo i dati Inail e Anil, in Umbria sono state presentate oltre 6.200 denunce di infortunio sul lavoro, in aumento rispetto all’anno precedente. Le malattie professionali hanno superato le 4.000 denunce, legate soprattutto a patologie dell’apparato muscolo-scheletrico, sovraccarico fisico, esposizione a sostanze nocive e stress. «Anche i dati sulle vittime sono purtroppo particolarmente alti rispetto a una regione piccola come l’Umbria», ammette Petrini.
Il settore delle costruzioni continua a essere tra i più esposti ai rischi, anche a causa dell’intensità dei lavori in corso: ricostruzione post-sisma, opere pubbliche, investimenti del PNRR, riqualificazione energetica degli edifici, infrastrutture. «Questo significa più lavoro e più opportunità», osserva Petrini, «ma significa anche assumersi più responsabilità sul fronte della sicurezza».

Dove si annida il rischio maggiore
Secondo il segretario, i lavoratori più esposti sono paradossalmente quelli impiegati nelle realtà medio-grandi. Nelle piccole imprese, infatti, il titolare è spesso a diretto contatto con i dipendenti e li supervisiona costantemente. Nelle aziende più strutturate, invece, la distanza tra chi decide e chi opera può trasformarsi in un fattore di rischio, soprattutto in assenza di una formazione adeguata.
«Gli incidenti sul lavoro sono prevedibili, prevenibili ed evitabili», afferma con decisione Petrini. «Dietro molti incidenti troviamo sempre le stesse cause: scarsa formazione, mancato rispetto delle procedure, organizzazione del lavoro sbagliata, pressione sui tempi, appalti al massimo ribasso, lavoro irregolare o sommerso. Quando il lavoro è precario e ricattabile, anche la sicurezza diventa più fragile».
Le proposte di Filca Cisl Umbria
Filca non si limita alla diagnosi e avanza proposte concrete. Petrini indica quattro priorità: rafforzare gli organici degli ispettorati del lavoro e dei servizi di prevenzione delle Asl; investire in una formazione reale e non meramente burocratica; incentivare l’innovazione tecnologica, dai sensori di sicurezza ai macchinari più sicuri; fare della sicurezza un valore culturale condiviso, da diffondere nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle comunità.
«La sicurezza non può essere separata da altri temi fondamentali: qualità del lavoro, legalità negli appalti, contrattazione e partecipazione dei lavoratori», conclude il segretario. «Il valore della prevenzione assume un significato sempre più puntuale per gestire le dinamiche del mondo del lavoro». E il settore delle costruzioni, ricorda Petrini, non è un comparto di serie B: «Come riparte l’edilizia, ci sono altri circa 35 settori che riprendono slancio. Deve essere visto come un settore industriale a tutti gli effetti».