Salari giusti attraverso una contrattazione territoriale: l’edilizia capofila anche in Umbria

Salari giusti attraverso una contrattazione territoriale: l’edilizia capofila anche in Umbria

“La contrattazione resta il principale strumento a disposizione del sindacato per migliorare le condizioni di lavoro e garantire la qualità del lavoro, con benefici non solo per gli addetti, ad esempio dal punto di vista della sicurezza, del salario e del riconoscimento professionale, ma anche per le aziende, a partire dalla crescita e dalla competitività”, a dirlo in un intervento al quotidiano Il Dubbio è il segretario generale nazionale Filca Cisl Ottavio De Luca.

L’azione della Filca-Cisl in tal senso è quotidiana: nei cantieri edili e nei cosiddetti impianti fissi, vale a dire le aziende dei settori legno, cemento, laterizio e lapideo.

Il tema è sempre d’attualità e caldissimo, più che mai in una regione come l’Umbria che fa registrare – non solo nell’edilizia – i salari più bassi d’Italia: “L’emergenza salariale- sottolinea il segretario generale Filca Cisl Umbria Emanuele Petrini- non può essere affrontata con soluzioni semplicistiche o legislative che si limitino a stabilire una soglia minima di retribuzione. La contrattazione collettiva, integrata da politiche innovative di partecipazione e democrazia economica, a nostro parere, rappresenta la strada più efficace per garantire salari dignitosi, ridurre le disuguaglianze e costruire un modello di lavoro più equo e partecipativo”.

Calare nei territori la contrattazione

Storicamente il settore ha individuato proprio nel livello regionale e provinciale l’ambiente nel quale è possibile sviluppare la contrattazione decentrata, di secondo livello. “Questa impostazione – sottolinea la Filca Cisl – consente di cogliere le specificità del tessuto territoriale dove, per le caratteristiche precipue del settore, il valore della produzione e conseguentemente di chi la realizza si sviluppa. Oggi più che mai, in un mondo del lavoro che trova nella stretta correlazione tra chi produce la ricchezza e chi presta la propria opera perché ricchezza si crei, che è il presupposto per la redistribuzione, il modello dell’edilizia dimostra la sua efficacia. La contrattazione territoriale di secondo livello, infatti, garantisce tutti i lavoratori edili a prescindere dalle dimensioni dell’azienda presso cui lavorano. Il secondo livello contrattuale si contraddistingue per i suoi effetti redistributivi attraverso elementi economici determinati e valutati dal territorio, ma anche per i suoi effetti normativi. Questi, in particolare, hanno il merito di soddisfare le necessità dei lavoratori contestualizzate rispetto alla loro realtà territoriale”. Un ruolo chiave ce l’hanno in questo senso le casse edili, ma anche e soprattutto la bilateralità di cui il settore edile è stato anticipatore.

“I contributi previsti per i mutui, per gli affitti, per le rette scolastiche, per gli asili nidi e tante altre prestazioni sono erogate ai lavoratori edili proprio perché un contratto collettivo territoriale di prossimità recepisce i bisogni e crea, gestisce, sviluppa le risposte – sottolinea Petrini- Così come anche sono le scuole edili sul territorio ad avere il polso della necessità di formazione”.

“Pensare oggi a cosa potrebbe essere un settore come l’edilizia senza la contrattazione di secondo livello appare davvero arduo – conclude la Filca – Il nostro comparto è la dimostrazione pratica provata, certificata, che la prossimità è il luogo ideale per ricercare quelle sintesi che uniscono esigenze di aziende e lavoratori. Come sindacato degli edili continueremo ad essere in prima fila in questa battaglia”