Aprono le case di comunità di Cascia e Norcia: “Bene, ma occorre investire sui territori”

Aprono le case di comunità di Cascia e Norcia: “Bene, ma occorre investire sui territori”

Norcia e Cascia festeggiano la riapertura dei presidi di comunità. Taglio del nastro per entrambe le case lo scorso 4 Giugno. L’intervento su Norcia è stato realizzato con fondi del Pnrr per 198.250 euro, nell’ambito del più ampio programma di ricostruzione e riorganizzazione del presidio ospedaliero danneggiato dal terremoto del 2016. La struttura ha sede inn via dell’Ospedale, al piano terra dell’edificio ed è organizzata come presidio di assistenza di prossimità e integra diversi servizi: Cup, Punto unico di accesso ai servizi sociosanitari, ambulatori di medicina generale, continuità assistenziale e attività specialistiche, oltre ad ambulatori territoriali e infermieristi.

La casa di comunità di Cascia è collocata in via Giovanni XXIII e occupa il primo piano della struttura sanitaria locale. Anche in questo caso il modello organizzativo prevede la presenza del Cup, del Punto unico di accesso, degli ambulatori di medicina generale e specialistica, dei servizi infermieristici e delle attività di continuità assistenziale. L’intervento su Cascia è stato finanziato sempre attraverso il Pnrr, per 157.250 euro, e comprende anche la ristrutturazione degli spazi e l’installazione di un impianto fotovoltaico a copertura.

Laureti: presidi chiave ma non basta

Emanuele Laureti, delegato Filca Cisl a Spoleto, sottolinea l’importanza dell’intervento: “Benissimo la riapertura delle case di comunità, perchè realtà come Cascia e Norcia sono molto lontane da Spoleto e Foligno e questi presidi quindi sono fondamentali per il territorio. Adesso aspettiamo che riparta la ricostruzione delle scuole, per dare nuovo impulso al territorio”.

Perchè come spiega Laureti, ricostruire queste strutture e anche le case, non basta: “A dieci anni dalle scosse registriamo uno spopolamento del territorio, un depauperamento non solo fisico ma anche sociale, c’è stata una grande fuga dei giovani ci sono negozi che hanno chiuso per anni: ora si sta tentando grazie anche alla caparbietà, alla tenacia delle persone residenti. Bisogna tornare alla convivialità, all’aggregazione ma serve la collaborazione delle istituzioni, per far tornare queste zone alla loro originale bellezza”

“Serviranno altri 10 anni per ricostruire tutto, ma intanto dobbiamo lavorare per riportare la gente, la socialità, per arginare lo spopolamento. Altrimenti le case resteranno vuote. Bisogna dare nuovo impulso a questa zona, investire sul turismo di nuovo, creare condizioni perchè la gente resti, investa e faccia girare l’economia in questi territori. Solo così rifioriranno davvero”