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Piano Casa: Filca-Cisl promuove il decreto, ma chiede qualità del lavoro. Tutte le misure

Piano Casa: Filca-Cisl promuove il decreto, ma chiede qualità del lavoro. Tutte le misure

La Filca-Cisl accoglie con favore le misure contenute nel decreto Piano Casa, approvato dal governo il 30 aprile ed entrate in vigore l’8 maggio definendole una risposta concreta all’emergenza abitativa che colpisce milioni di cittadini italiani. A dichiararlo è Ottavio De Luca, segretario generale della Filca-Cisl nazionale, che definisce il provvedimento “una risposta importante all’emergenza abitativa del Paese, che coinvolge milioni di cittadini”, collocandolo nel solco di quanto già normato con la Legge di Bilancio. Il decreto è atteso dal sindacato delle costruzioni soprattutto in chiave post-Pnrr, come strumento per scongiurare la contrazione del settore una volta esauriti gli incentivi straordinari.

Un provvedimento “fortemente auspicato” per il dopo-Pnrr

Il rischio che il comparto edilizio subisca una brusca frenata alla fine del ciclo del Superbonus e dei fondi europei è al centro delle preoccupazioni della Filca-Cisl da tempo. Il Piano Casa viene letto come una risposta strutturale a questo scenario: non un intervento isolato, ma — nelle parole di De Luca — “un complesso insieme di azioni che tiene anche conto della situazione concreta dei territori”.

Particolarmente apprezzato è il recupero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica attualmente non assegnabili, abbinato a interventi di contrasto al degrado urbanistico, edilizio, ambientale e sociale. “Recuperare gli alloggi di edilizia residenziale pubblica attualmente non assegnabili e associare interventi mirati al contrasto al degrado urbanistico, edilizio, ambientale e sociale o di rigenerazione urbana, va esattamente nella direzione da noi indicata”, afferma il segretario generale.

Partenariato pubblico-privato e strumento finanziario unico

Tra gli elementi qualificanti del decreto, la Filca-Cisl segnala la concentrazione di tutti gli investimenti in un unico strumento finanziario e la previsione di una partecipazione attiva del settore privato. Su questo punto la posizione del sindacato è netta: “abbiamo sempre ritenuto il partenariato pubblico-privato una opportunità da utilizzare al meglio”. L’invito rivolto ai territori è quello di vigilare sulla qualità dei progetti e sulla loro gestione, per garantire un impatto positivo sul tessuto sociale delle comunità coinvolte.

Quattro pilastri per il futuro del settore

Il Piano Casa e la rigenerazione urbana, insieme alla messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico e alle infrastrutture, sono individuati dalla Filca-Cisl come i quattro pilastri su cui dovrà reggersi il futuro del comparto edilizio italiano. Una visione strategica di lungo periodo, elaborata tenendo conto dei contraccolpi attesi dalla fine degli incentivi straordinari.

De Luca sottolinea come il sindacato abbia “seguito costantemente lo sviluppo del decreto, con proposte concrete, molte delle quali recepite nel provvedimento”, a conferma di un interlocuzione diretta con le istituzioni durante l’iter di elaborazione del testo.

Qualità del lavoro come condizione essenziale

Il giudizio favorevole sul provvedimento è tuttavia accompagnato da una condizione che il sindacato considera non negoziabile. “Tutti gli interventi devono essere realizzati ponendo la qualità del lavoro come condizione essenziale”, dichiara De Luca, precisando che ciò significa “soprattutto sicurezza nei cantieri, legalità e corretto inquadramento contrattuale”.

In questo quadro si inserisce il badge di cantiere, strumento proposto dalla Filca-Cislche il segretario generale descrive come “un altro tassello in grado di rafforzare la qualità del settore e assicurare così vantaggi e benefici non solo per le aziende virtuose e per i lavoratori, ma per tutta la collettività”

La posizione dell’Umbria

Tutti temi ovviamente, che mettono al centro anche l’Umbria dove proprio il badge di cantiere verrà sperimentato a livello nazionale nell’area del cratere sisma. “Il nostro patrimonio immobiliare, come quello del resto del Paese- sottolinea il segretario regionale Emanuele Petrini – vede la maggior parte degli edifici costruiti prima del 1974, quando quando ancora non erano in vigore i capitolati antisismici. Per cui diventa ancora più importante lavorare sull’adeguamento di questi edifici. Da tempo, come Filca Cisl Umbria proponiamo una strategia di rilancio basata su investimenti strutturali che puntino alla rigenerazione urbana, ancora più centrali in una regione come l’Umbria a forte rischio idrogeologico. Oltre a questo, vanno previsti interventi di rigenerazione urbana che puntino al rilancio delle aree interne. Tuttavia, quest’ultima non deve essere soltanto una sommatoria di interventi, bensi come leva strategica di sviluppo, che restituisca questi territori alla popolazione. Abbiamo uno strumento importante, che è la legge sulla partecipazione: bisogna ora calarla in ambito territoriale Questo creerà nuove condizioni per uno sviluppo più armonico”

Emanuele Petrini

Cosa prevede in dettaglio il piano casa

Ma cosa prevede in dettaglio il piano casa? Ecco in dettaglio le principali misure

Il provvedimento si rivolge a giovani, studenti universitari, lavoratori fuori sede, giovani coppie e genitori separati — categorie che non possono permettersi i prezzi del libero mercato ma i cui redditi superano le soglie dell’edilizia residenziale pubblica tradizionale. L’obiettivo dichiarato è rendere disponibili circa centomila alloggi nell’arco di dieci anni, agendo contestualmente su patrimonio pubblico esistente, risorse finanziarie e nuovi investimenti privati.

Il primo e più consistente pilastro del decreto è il Programma straordinario nazionale di recupero e manutenzione del patrimonio di edilizia pubblica e sociale. Il piano punta a rimettere sul mercato circa 60.000 alloggi attualmente non assegnabili per carenze manutentive, con una dotazione finanziaria complessiva di 970 milioni di euro da erogare tra il 2026 e il 2030.

La gestione operativa è affidata a Invitalia che selezionerà le proposte tramite avvisi pubblici, privilegiando offerte che prevedano una riduzione del canone calmierato, il recupero di immobili pubblici non utilizzati e l’inserimento degli interventi in programmi di rigenerazione urbana.

Per garantire l’attuazione entro i tempi previsti, il decreto istituisce la figura di un Commissario straordinario, nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. Il Commissario, in carica fino al 31 dicembre 2027, dispone di poteri di ordinanza in deroga alla normativa vigente e ha il compito, entro 30 giorni dalla nomina, di avviare una ricognizione degli immobili pubblici non redditizi e non in uso.

Tra le misure accessorie di rilievo figura il Fondo di garanzia per la morosità incolpevole, dotato di 22 milioni di euro per il 2026, pensato per coprire il rischio di insolvenza e il deposito cauzionale nei contratti di locazione di edilizia residenziale pubblica.

ll Fondo housing coesione: aggregare risorse pubbliche e private

Il secondo pilastro è di natura finanziaria. Il decreto istituisce il Fondo housing coesione con una dotazione pubblica iniziale di 100 milioni di euro, proveniente dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione 2021-2027.

Lo strumento è concepito per aggregare risorse nazionali ed europee, con la possibilità per Regioni e Province Autonome di sottoscrivere quote e creare comparti dedicati al proprio territorio. Si tratta di un meccanismo flessibile che mira a moltiplicare l’effetto delle risorse pubbliche attraverso la leva degli investimenti privati.

Edilizia integrata: il terzo pilastro per la “zona grigia”

Il segmento più innovativo del provvedimento riguarda i programmi infrastrutturali di edilizia integrata, rivolti alla fascia di popolazione esclusa sia dal mercato libero sia dall’edilizia residenziale pubblica. Si tratta di programmi a prevalente investimento privato che prevedono la realizzazione congiunta di edilizia convenzionata ed edilizia libera nello stesso contesto territoriale.

Le principali caratteristiche sono:

  • Quota vincolata: almeno il 70% dell’investimento complessivo deve essere destinato a edilizia convenzionata;
  • Prezzi calmierati: canone di locazione o prezzo di vendita degli alloggi convenzionati inferiore di almeno il 33% rispetto ai valori OMI della zona;
  • Vincolo di destinazione: non inferiore a trent’anni dalla fine lavori, trascritto nei registri immobiliari con efficacia erga omnes;
  • Controllo dei requisiti: la mancanza dei requisiti soggettivi al momento della stipula determina la nullità del contratto; il superamento dei limiti economico-patrimoniali per due anni consecutivi durante il rapporto locativo comporta la risoluzione del contratto o la conversione del canone ai valori di mercato.

Per i programmi di edilizia integrata con investimenti esteri superiori a 1 miliardo di euro è prevista la nomina di un Commissario di Governo con poteri di autorizzazione unica e di variante urbanistica.

Entra in vigore il Piano Casa. La Filca Cisl promuove il provvedimento ma mette in guardia sul lavoro. Cosa prevede

Semplificazioni procedurali per attrarre investimenti

A completamento del quadro normativo, il Piano Casa 2026 introduce una serie di semplificazioni procedurali per accelerare la realizzazione degli interventi. Per il recupero del patrimonio pubblico è prevista la conferenza di servizi semplificata con termini ridotti a 30 giorni (40 in presenza di vincoli), con meccanismi di silenzio-assenso. Per gli interventi di ristrutturazione urbanistica, edilizia, demolizione e ricostruzione è ammesso il ricorso alla SCIA.

Sul fronte delle agevolazioni economiche per l’edilizia convenzionata, la superficie convenzionata non concorre al calcolo della Superficie Lorda complessiva dell’intervento, i costi di bonifica possono essere scomputati dagli oneri di urbanizzazione e gli onorari notarili per gli atti connessi sono ridotti alla metà.

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